una scuola senza pareti
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Una scuola senza pareti

Una scuola senza pareti: come e secondo quali principi riaprire i servizi educativi rivolti ai bambini?

Buongiorno mamme e papà, cosa ne pensate di Una scuola senza pareti? In questi giorni molte famiglie si chiedono quando e se le scuole riapriranno, come riaprirle e come far trascorrere l’estate ai bambini.

Ho deciso di condividere con voi Una scuola senza pareti, il pensiero e le riflessioni di Susetta Sacchi, Presidentessa dell’Associazione Tutti Fuori, impegnata da anni a portare avanti un progetto educativo rivolto ai più piccoli, ma anche agli adulti, ispirato ai prinicipi dell’outodoor education e degli asili nel bosco.

Tutti Fuori è anche l’associazione a cui, da ormai alcuni anni, affido Emiliano durante l’estate, certa che i campi estivi che propongono saranno all’insegna del rispetto del bambino, dell’avventura, della libertà.

Una scuola senza pareti mi ha emozionata, mi ha fatto riflettere, mi ha coinvolta: buona lettura.

Una scuola senza pareti

di Susetta Sacchi, Presidentessa dell’Associazione Tutti Fuori

“I bambini sono fatti per giocare ed esplorare per conto loro, in autonomia dagli adulti. Per crescere hanno bisogno di libertà; senza soffrono. L’impulso a giocare liberamente è fondamentale,  biologico.

Soffocarlo non ucciderà il corpo fisico come succederebbe senza cibo, aria o acqua, ma uccide lo spirito e arresta lo sviluppo mentale. Se giocano liberamente i bambini imparano a fare amicizia, a superare le paure, a risolvere i problemi  e, in generale,  ad assumere il controllo della propria vita”  Peter Gay, nel suo libro “Lasciateli giocare”, rende bene l’idea della fatica costata a un bambino in questo periodo di isolamento.

Con tutto lo sforzo possibile delle insegnanti nel mantenere una relazione aperta con il bambino, relazione che offrisse anche stimoli d’apprendimento e l’impegno di genitori nell’improvvisarsi educatori in una complessa gestione emotiva e organizzativa, non dobbiamo dimenticare che i bambini possiedono per natura tutte le risorse necessarie grazie alle quali diventeranno integralmente forti.

Quante ansie raccolte in questo periodo, quanti sfoghi raccolti da colleghi e genitori preoccupati di questo tempo perso, rubato all’infanzia.

Condivido pienamente la preoccupazione ma questo periodo ci ha permesso di formulare anche altri pensieri e nuove domande, è stata un’opportunità inaspettata per ripensare il paradigma educativo.

Di fronte a genitori destabilizzati dalla didattica a distanza e  a insegnanti impreparati a questo approccio mi chiedo: cosa insegnare o meglio cosa trasmettere ai bambini? Di cosa hanno bisogno in questo momento?  E più in generale cosa desidero per mio figlio e la sua crescita?

La risposta degli adulti che in genere emerge come desiderio è che siano felici. La ricetta della felicità?

Gli orientamenti ministeriali ci danno indicazioni, non programmi per fortuna, specificando ed evidenziando il rispetto dell’individualità e unicità di ogni bambino.

Il percorso certo, la ricetta, quindi non ce l’ha nessuno.

Già Platone affermava che ” la conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente.

Quindi lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino” e dopo di lui una lunga lista di pedagogisti sostengono che un bimbo felice oggi è un adulto realizzato domani, è chi segue in modo attivo un’esperienza significativa.

Dare imput molteplici sui diversi livelli di competenze  in un contesto sereno e gioioso è la pretesa che deve avere la scuola e qualsiasi occasione d’apprendimento.

Ogni bambino è unico e ognuno sceglierà il suo interesse e i suoi tempi.

Ogni educatore è chiamato a suscitare interessi e rispettare i tempi di ognuno.

Nella nostra visione pedagogica non esistono modelli preconfezionati da presentare o, peggio ancora, risultati da pretendere dai bambini.

Il mondo fantastico dell’età prescolare è sicuramente momento favorevole per accompagnare il bambino nella scoperta della sua unicità, respingendo omologazioni e inadeguatezze di sorta che rallentano il processo d’apprendimento stesso.

I bambini conoscono se stessi e il mondo attraverso il loro corpo e l’esperienza sensoriale e il movimento che fanno con esso. È per questo che gran parte delle esperienze che tuttora proponiamo a distanza partono dal gioco, dal muoversi all’interno di un contesto relazionale e spaziale che parla il loro stesso linguaggio.

I bambini hanno diritto ad aver attorno a loro persone felici, serene, curiose, umili, appassionate, empatiche e aperte. Quanta importanza ha la relazione che si instaura con i bambini! “Maestra mi manchi” è una richiesta di relazione, di vicinanza che è empatia e consenso, un bisogno di vedersi con gli occhi della sua insegnante.

I bambini non hanno bisogno di dispensatori di certezze, ma di custodi di bellezze, disponibili ad aprire loro queste porte ed accompagnarli nei loro sentieri.

Hanno bisogno di accompagnatori che diano loro la sicurezza di sentirsi liberi e approvati per quello che sentono e fanno, che diano loro stimoli, non percorsi o soluzioni.

Più che in altri momenti i bambini hanno bisogno di costruire un pensiero divergente, capace di trovare alternative e di suscitare interessi nuovi, di superare le difficoltà, attingendo da risorse che non sapevano di avere, che attivano altre possibilità di apprendimento e nuove competenze personali.

Teniamo presente che ora il senso di instabilità è dato da esigenze sanitarie gravi, ma in futuro nella stessa situazione potranno trovarsi per precarietà lavorativa,  incomprensioni familiari, condizioni accidentali o altro. Quello attuale non è un mero tempo da riempire in attesa che torni la normalità.

È un momento importante per stimolare in loro resilienza, la capacità di reagire con positività agli eventi negativi della vita. È così importante stimolare questa dote che spesso proponiamo esperienze o la osserviamo con i bambini problematizzandola.

Questo è il modo per attivare nuovi pensieri, strategie, conoscere i propri limiti o bisogni e favorire nuove autonomie: in loro i bimbi hanno molte più risorse di quelle che noi immaginiamo. La tendenza a soddisfare ogni bisogno, o quello che noi consideriamo tale, rallenta questo processo.

Proviamo pensare a questo periodo come un’opportunità per ridefinire criteri di tempo, di quotidianità e di apprendimento, per scoprire come tutta la nostra giornata può diventare occasione d’apprendimento in termini di autostima, di socialità, di interessi, di attenzione e concentrazione, di benessere psico fisico personale, di autocorrezione, di creatività, di autonomie e competenze.

Il tempo trascorso a casa diventa altamente educativo se vengono favorite nella quotidianità le migliori esperienze di crescita e sviluppo quali l’attivismo, la curiosità, la creatività, la cura e la cooperazione.

Sono questi i pre requisiti dell’apprendimento che dobbiamo sviluppare, doti su cui poi si costruirà tutta la loro vita, non solo la scuola successiva o un lavoro.

La vita è fatta di TUTTO.

Consiglio ai genitori di non giudicarsi per quello che possono fare e quello che vogliono fare, di non mantenere aspettative  circa il ritorno alla normalità dettata dal contesto socio culturale ed educativo che fino ad ora abbiamo accettato.

Ora possiamo anche metterlo in discussione. Possiamo e dobbiamo, ce lo impone l’attuale situazione e lo pretende il bene e la felicità dei nostri bambini.

La scuola deve essere un luogo prima di tutto di vita, aldilà della struttura in muratura (che per fortuna abbiamo), che permette tempo dedicato alla formazione dell’ identità in modo naturale, gioioso, gratuito e appassionato.

Amo pensare ad una scuola piena di bellezza e di emozioni. Sono queste le basi che aprono ad un apprendimento autentico, ce lo dimostrano le neuroscienze. Le emozioni colorano la vita e saperle riconoscere e vivere inizia già in questi anni.

Ci preoccupiamo tanto di dare competenze cognitive quando sappiamo benissimo che quello che ci sosterrà di più nella vita, in qualsiasi ambito, è saper gestire il proprio bagaglio emotivo.

 Continuiamo a pensare una scuola piena di bellezza, di sobrietà, di ordine, di particolari capaci di aprirci alla meraviglia, allo stupore dell’imprevedibilità e alla creatività.

Presupposti che troviamo a portata di mano nella quotidianità della scuola all’aperto. Forse quello che più  ci è  mancato inizialmente è proprio questo senso di libertà di esplorare, di crescere con occhi curiosi e un cuore aperto alla meraviglia.

Ma altri occhi si sono aperti.

Le nostre esplorazioni sono diventate più lente e intime fino a offrire l’ opportunità di vivere un tempo veramente libero. Un tempo che fa nascere nuovi desideri.

Desiderio di rallentare, di scegliere nuove priorità, di valutare altre conciliazioni tra famiglia e lavoro. Sento genitori che manifestano con piacere un tempo finalmente dedicato e non più ritagliato ai figli, che ritrovano nuove confidenze e gesti quotidiani fatti di coccole e giochi,  silenzi e musiche diventare routine.

È un tempo a disposizione anche della noia senza sentirci in colpa o inadeguati perché non produttivi.

Mossi da buone intenzioni spesso gli adulti tendono a riempire il tempo dei bambini, anche quello libero spesso è “guidato” senza pensare che il bambino ha capacità e desiderio di scelta, di momenti in cui ascoltarsi semplicemente dentro e ad aprirsi ad un’autentica dimensione contemplativa.

Mi sono sentita più volte richiedere dai bambini durante attività motoria giochi che erano momenti di rilassamento! Che bello dargli la consapevolezza di un non fare che fa star bene.

Dovremmo stamparlo nella mente dei nuovi propositi: voglio annoiarmi!

L’approccio che segue Tutti Fuori, orientato alla pedagogia degli asili del bosco, ci ha insegnato tanto in questo periodo, ci ha dimostrato che educhiamo veramente se ci abbassiamo umilmente ai saperi e ai programmi da rispettare, se ci sentiamo uniti, solidali nell’avere a cuore i bambini.

Prima di imbastire proposte di fattibilità organizzative sulla riapertura e l’inizio della fase 2, dobbiamo condividere la proposta educativa.

Chissà che forse insieme si crei un nuovo paradigma educativo che parta da ciò che desideriamo veramente per i nostri bambini…che siano felici!

Senza giudicarsi per quello che potremo fare, senza aspettative dettate dal contesto socio culturale ed educativo che fino ad ora abbiamo accettato ma che ora possiamo anche mettere in discussione.

“I care” diceva don Milani, cuore…coraggio…la radice etimologica è la stessa. Ci vuole coraggio per pensare una scuola alternativa ma ora che un’aula come l’abbiamo sempre conosciuta non esiste, ricordiamoci del suo significato etimologico, cioè luogo libero, arioso. Questo significato apre  a tante possibilità e valori che nel tempo si sono un po’ persi o quantomeno irrigiditi.

Ma ci è d’ispirazione per pensare una scuola senza pareti.

Partiamo dalle fondamenta: crescere individui competenti, capaci, autonomi, resilienti, con un pensiero divergente, capaci di adattarsi al contesto sociale anche con soluzioni insolite e innovative, sicuri del loro potenziale e assetati di nuove conoscenze e domande.

Avere questa idea condivisa di bambino ci porta a pensare un intervento educativo di rinascita, centrato sull’educazione e sull’auto-educazione equipaggiati dalla vitalità  che lo contraddistingue.

Per pareti il mondo:

intreccio di persone (non solo maestre), incontri ed emozioni, un territorio che si apre ad affiancare i piccoli nel loro percorso di crescita, una terra che è natura accogliente da scoprire e custodire.

L’inizio dell’estate può essere il più favorevole per Una scuola senza pareti, per cominciare a uscire e partecipare a esperienze di vita sociale a piccolo gruppo. L’outdoor education apre alle possibilità di mescolare esperienze diverse con la compartecipazione di diversi attori e istituzioni: imparare dall’ambiente, attraverso l’esperienza  diretta, corporea e sensoriale,  costruendo un apprendimento diretto.

Definite scuole o altri spazi formali o informali ad uso di deposito, sede per emergenze, bagni, mensa il resto fuori tra parchi, prati e boschi. L’ emergenza ci invita ad andare oltre alle abitudini e consuetudini e ad abbattere eccessive burocrazie.

Pre condizione di qualsiasi attività sono gli standard essenziali di garanzia da prevedere per tutti gli operatori; l’accomodamento ragionevole prevede di fare tutto il possibile nelle condizioni date, puntando a realizzare il massimo di autonomia possibile nei bambini.

Bisognerà disciplinare modalità di accesso alle zone verdi per permettere alla creatività di respirare profondamente, nutrirsi di sole, tonificare il corpo, rifarsi i muscoli della mente e stare finalmente insieme senza connessioni virtuali.

In una Scuola senza pareti per il tetto…lascerei il cielo!

I campi estivi potrebbero essere il tentativo  per pensare la proposta scolastica  a settembre. Siamo tutti stanchi della didattica a distanza che toglie il rapporto diretto e vero con l’ altro. Se per un bambino vedere in video la propria maestra sul momento lo emoziona e gli fa ricordare la scuola, il successivo pensiero di ciò che non è gli produce frustrazione. C’è bisogno di uscire dalla tutelante DVD e osare strategie consentite dalle autonomie scolastiche.

Le esperienze estive, anche se limitate, facoltative, a turni…possono accogliere il bisogno di reinserimento permettendo una valutazione in itinere dal punto di vista pedagogico ed organizzativo utile alla scuola.

È tempo prezioso anche per una riflessione familiare che potrebbe essere costretta o consapevolmente scegliere soluzioni lavorative  part time per adattarsi a proposte scolastiche a turnazione.

I turni dei gruppi o la suddivisione  in due dei gruppi potrebbe favorire l’idea di diradamento sociale, cercando di contenere nei bambini la relazione corporea. Sarà impossibile e nocivo escluderli dal contatto fisico ma almeno sarà più controllato. Aumentando i gruppi ci sarà bisogno di maggior personale ed è per questo che serve la collaborazione di tutto il territorio laddove educatori o animatori, esperti sociali in grado di costruire  esperienze significative d’apprendimento.

La ripresa scolastica deve essere pensata insieme (scuole, enti locali, servizi, associazioni…), la scuola non può essere lasciata da sola a gestirsi il futuro prossimo, sarebbe un danno che pagherebbero non solo i bambini.

Sono Rita Tirelli, abito in provincia di Reggio Emilia con il mio compagno ed il mio bambino. Amo scrivere, viaggiare e cercare, fuori dalle solite rotte, luoghi divertenti e stimolanti per il mio bambino, un insaziabile e infaticabile curioso del mondo.

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